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venerdì 20 dicembre 2013

Eging: la pesca dei calamari da terra

"Kraken era il mostro mitologico a forma di cefalopode, quel mostro che nei film mitologici greci (quelli che si vedono d’estate) si muove tutto a scatti, mangia le navi, esce dall’acqua e fa scappare tutti i rivieraschi ellenici…
Scientificamente e mitologicamente magari non è proprio così, ma nel boschetto-bestiario della mia fantasia di bimbo, ragazzo e pescatore, il Kraken ha sempre avuto un posticino di rilievo…
E quindi cosa c’è di più divertente dell’andare a caccia mostri marini?
Magari le dimensioni non sono proprio mitologiche, ma di certo nella leggenda qualcosa di vero c’è, anche restando nel Mediterraneo…

Certo, non saremo alla taglia degli Humboldt, ma di sicuro se sottocosta nuotassero calamari delle dimensioni di un uomo, di bagni non ne farei…
Parliamo di pesca, visto che in Giappone impazziscono per l’eging, ho provato a pescare i calamari come in Giappone pescano le seppie giapponesi, quelle specie di incroci tra seppia e calamaro dagli splendidi colori… i risultati ci sono stati, da un anno sto sperimentando questo tipo di pesca e i risultati non sono mancati…
Certo i cappotti ci sono, come sempre a pesca, ma la soddisfazione di avere in canna un calamaro, è tutta da provare… Nessun combattimento epico e fughe laterali, piuttosto delle potenti pompate allineate al filo, più potenti e profonde all'aumentare della taglia.

E’ da un anno che ho la calamaromania, anche se in effetti è una pesca che è sempre stata fatta! Ma fatta come si deve è divertentissima!
Fatta come: la pesca è un mix di velocità e attesa, c'è la suspance insomma! A volte succede che l'esca viene aggredita pochissimi istanti dopo che ha toccato l'acqua, a volte invece succede che bisogna "chiamare" i cefalopodi... Quindi bisogna far si che l'esca venga vista (che occhioni che hanno!) facendola ballonzolare il più possibile... quindi tra una pausa e l'altra (momento lento) bisogna imprimere dei movimenti alla canna, in modo da far pescare l'egi quanto più sia possibile... (momento veloce)... in mezzo a questi momenti la suspance: sentire il tatto del calamaro, avere la percezione di aver incocciato il fondo per poi sentire che il fondo si sposta non ha davvero nulla da invidiare all'abboccata di un pesce!

Nota tecnica: esistono vari tipi di egi, vari range di prezzo, la differenza c'è, è capitato che dopo 2 lanci e dopo 2 strofinate sul fondo, il vestitino di alcune esche si sia sfilacciato e rovinato, rendendole inutilizzabili, è capitato che si siano rotti gli anellini, le girelle..."

Cosi' scriveva Davide, sul forum di Seaspin, il 18 Novembre del 2009, quando ancora i calamari da riva venivano pescati quasi esclusivamente con esca naturale e galleggiante.
In quel periodo molti, me compreso, non sapevano nemmeno che la cattura dei calamari fosse possibile da terra, eppure grazie a Davide ho iniziato a entrare in questo piccolo mondo.
Io e Davide eravamo inizialmente delle mosche bianche, ma poi, con il passare degli anni, tutti si sono appassionati a questa tecnica, che è diventata il fenomeno nazionale che è tuttora.
Non abbiamo inventato niente, sia chiaro, ma sicuramente abbiamo dato fiducia a questa tecnica in tempi in cui non molti la conoscevano.


Prima di parlare della tecnica di pesca e di tutte le variabili di cui bisogna tenere conto analizzerò nel dettaglio l'attrezzatura necessaria.

Canna: esistono canne specifiche per questa tecnica, provenienti come sempre dal mercato giapponese. Queste canne hanno un'azione "secca", perfetta per questa pesca, essendo molto rapide e sensibili sul cimino quando bisogna manovrare l'esca, ma allo stesso tempo molto morbide ed "accondiscendenti" sulla schiena, quando bisogna recuperare in sicurezza il cefalopode.
Questa seconda caratteristica è sicuramente la più importante e decisiva. Va detto però che si può praticare questa tecnica con ottimi risultati anche senza l'ausilio di una canna specifica, ma cercando qualcosa che ci si avvicini come azione. Ciò che cerchiamo è una canna lunga 7'6'' o 8', con azione RF (Regular-Fast), che abbia anelli adatti a ridurre le parrucche e i problemi con i trecciati sottili (Fuji-K o Fuji PE Concept) e che sia in grado di lanciare all'incirca 15 grammi (che sono il peso medio di una totanara del numero 3, la più usata per questa tecnica).

Mulinello: i mulinelli specifici per questa tecnica sono quelli di taglia 2500 con bobina a capacità ridotta (2506 Daiwa - 2500S Shimano), che permettono di imbobinare perfettamente 150 metri di trecciato PE0.8. Nel caso di utilizzo del nylon in bobina, occorre scegliere mulinelli della stessa taglia ma dalla bobina più capiente.


Filo: un trecciato sottile è sicuramente la scelta migliore per l'imbobinamento del mulinello, nelle dimensioni comprese tra il PE0.6 e il PE1. Esistono trecciati specifici con la caratteristica di essere affondanti, che eliminano uno dei pochi problemi legati all'utilizzo di questa tipologia di fili, ossia il formarsi di pance e il dragaggio del filo in bando. La scelta migliore per il terminale deve ricadere su un nylon o un fluorocarbon dallo spessore compreso tra gli 0,24 e gli 0,26 millimetri.
In caso di pesca con nylon in bobina lo spessore sarà compreso tra gli 0,22 e gli 0,24 millimetri. In questo caso però il controllo della totanara sarà molto minore, e anche la percezione delle abboccate sarà più difficoltosa.


Esche: le totanare che andremo a scegliere, si distinguono in base a 4 caratteristiche, che adesso analizzerò nel dettaglio.
_Dimensione: la dimensione delle totanare è contraddistinta da numeri, i più canonici dei quali sono 2 - 2,5 - 3 - 3,5 - 4. Ad ognuno di questi numeri corrisponde una lunghezza; solitamente per capire a quale lunghezza corrispondono le varie misure basta moltiplicare questi numeri per 3 centimetri. Va da sé che le totanare da 3 saranno all'incirca lunghe 9 centimetri, quelle da 2 saranno 6 centimetri, e cosi' via. Per quanto riguarda la pesca dei calamari la dimensione da me più usata è sicuramente la 3, perché permette di avere una totanara abbastanza voluminosa da essere vista facilmente, e con un peso tale da poter essere lanciata ad ottime distanze.
_Peso: il peso delle totanare ci interessa solamente per quanto riguarda la fase di lancio, perché non sempre, come vedremo, totanare più pesanti avranno affondamenti più veloci. Le totanare del numero 3 pesano solitamente intorno ai 15 grammi, ed è questo il peso che secondo me rappresenta il giusto compromesso
_Velocità di affondamento: la velocità di affondamento delle totanare è solitamente specificata da una sigla: "shallow", "normal", "deep". Le totanare "shallow" sono quelle ad affondamento più lento, quelle "deep" hanno un affondamento molto veloce, mentre quelle "normal" sono una via di mezzo. La scelta in questo caso andrà fatta a seconda del luogo di pesca: se peschiamo infatti in posti con acqua molto profonda una totanara deep ci aiuterà a sondare tutte le zone d'acqua più velocemente; discorso opposto vale per i fondali più bassi, dove una totanara shallow riuscirà a stare in pesca durante l'affondamento per molto più tempo.
_Colore: il colore della totanara, come nel caso della pesca alla seppia, ha secondo me un importanza quasi marginale. Ho pescato per molti anni con totanare di tutti i colori, e spesso ho avuto i migliori risultati con colori che molti potrebbero considerare assurdi (verde militare, marrone). Il mio consiglio quindi è di scegliere quelle che più vi piacciono, e di focalizzarvi su altri aspetti di questa pesca per me molto più importanti.
Consiglio infine di non andare al risparmio per la scelta delle totanare, perché quelle più economiche hanno aghi molto deboli e stoffa molto fragile; al contrario le totanare di qualità più alta, se utilizzate con accortezza, possono durare una vita.


Passo ora ad analizzare l'azione di pesca vera e propria, a partire dai luoghi migliori, per arrivare all'azione di pesca

_Luogo di pesca: quando i calamari entrano in caccia, cercano solitamente gamberetti e piccoli pesci, quindi i posti strategici saranno gli imbocchi di baiette, le punte e tutte quelle zone che possano rappresentare per i calamari un passaggio obbligato quando vanno alla ricerca delle loro prede.
Quando calano le tenebre, i calamari vanno a caccia anche a profondità molto basse, non sempre quindi è necessario cercare posti troppo profondi.



_Periodo e orario di pesca: la stagione migliore per i calamari da riva è quella invernale, da Ottobre fino a Marzo, ma può capitare di prenderli anche a fine estate o in primavera. L'orario più adatto è quello a cavallo dei cambi di luce (alba e tramonto), oppure di notte.

_Azione di pesca: i calamari, al contrario delle seppie, non cacciano solamente in prossimità del fondo, ma coprono tutti gli strati d'acqua. Va da sé che l'obiettivo della nostra tecnica sarà quello di cercare a quale profondità stazionano in un determinato momento. Il movimento da imprimere all'esca potrà essere personalizzato, ma sicuramente una delle scelte migliori sarà di lanciare la totanara, lasciarla affondare per alcuni secondi, per poi alzare la canna fino a 90 gradi, abbassarla, recuperare il filo in bando e ripetere l'operazione; in questo modo la totanara compie la sua azione a dente di sega, sarà maggiormente visibile, e verrà attaccata il più delle volte mentre è in fase di discesa.


_Recupero della preda: la parte difficile di questa pesca parte nel momento in cui abbocca il calamaro. Innanzitutto dovremo resistere alla tentazione di ferrare, alzando solamente la canna, e da quel momento dovremo mantenere sempre il filo in tensione, recuperando molto lentamente, e con la frizione molto libera, in modo da far si che con ogni pompata il calamaro prenda lenza. La fretta va dimenticata in questa pesca. Una volta che abbiamo il calamaro sotto i piedi lo tireremo su di peso se piccolo (sotto gli 8 etti). In caso di calamaro di peso superiore, il rischio che si stacchi mentre lo tiriamo su per colpa del suo stesso peso è grande. Starà a noi scegliere uno spot che ci consenta di avvicinarci all'acqua, o munirci di un guadino.


I calamari sono ottimi in cucina, ma il mio consiglio è quello di liberarne sempre parecchi. Se li vogliamo liberare è meglio non appoggiarli a terra e toccarli solamente con le mani bagnate. La mancanza di ardiglioni della totanara ci aiuterà molto nell'operazione di slamatura, rendendola molto semplice. Il C&R è quindi molto semplice da praticare, basta volerlo!

Alla prossima!

Marco

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